Un po’ di storia… ed il punto della situazione. PARTE V
Ottobre 2006:
Questa volta decido di non darmi (o dare ad altri) una data di ritorno. Fa strano vivere per 2 anni a scadenze e mi sono altamente rotto le palle della situazione. Questa volta tornero’ negli USA e ci staro’ finche’ lo riterro’ necessario. Basta dare giustificazione sul perche’ o per cosa. Sto facendo quello che ritengo piu’ opportuno per me stesso e, sebbene capisco a cosa sto rinunciando non stando in Italia, ho fatto i miei conti e per il momento ritengo opportuno stare e lavorare in California. Quando cambiero’ idea a proposito informero’ gli interessati.
Il mio piano include il laurearmi il prima possibile. Quando dico possibile intendo considerando che lavoro e che mi piace anche avere una vita non di fronte al computer. Inizialmente avevo previsto Marzo, ma mi sono reso conto che ero stato troppo ottimista. Voglio anche dare un po’ della colpa al ricercatore che dovrebbe seguirmi, visto che sono gia’ un paio di email che non mi risponde. Non sarei sorpreso di sapere che si e’ rotto le palle per via della scadenza che non sono riuscito a rispettare e che quindi mia abbia mandato a quel paese. Sto considerando fare una tesi compilativa invece che sperimentale. Dopotutto a questo punto il voto non e’ molto importante, sarebbe solo una soddisfazione personale, ma posso dire con un po’ di presunzione che me ne sono tolte altre di soddisfazioni e laurearmi con 105 invece di 110 non dovrebbe fare una grande differenza. Ora devo convincermi di questo!
Perche’ non voglio dare una data? Voglio restare negli USA per sempre? La risposta alla seconda domanda e’ piu’ facile, ed e’ NO. Ci sono cose in questo Paese e societa’ che non mi vanno proprio giu’, scrivero’ qualcosa a proposito in futuro. Rispondiamo alla prima domanda. Come dicevo, non voglio vivere a scadenza. Ha serie ripercussioni sul mio stile di vita: sapere di andare via da un posto dopo qualche mese ti toglie la voglia di fare conoscenze e crearti una vita sociale in quel posto. Quando ero tornato a Gennaio ‘06 e pensavo di stare qui solo per qualche mese, neanche’ avevo attaccato foto ai muri della mia camera, vivevo quasi accampato, perche’ non ritenevo che il gioco valesse la candela. Questo e’ solo un esempio, ma sentivo la cosa anche a livello sociale. Ho visto che un mio amico nella mia stessa situazione (altro italiano che prese il permesso di lavoro) ha avuto esattamente la stessa reazione… immagino che sia una cosa piuttosto naturale. Bhe’, riassumendo: sett 03, vado a bologna, in meno di un mese sapevo che sarei andato via alla fine dell’anno; sett 04, sono in california, sapendo di tornare alla fine dell’anno; sett 05, sono a bologna, sapendo di finire gli esami entro tre mesi; genn 06, sono in Califonia, pensando di stare qui solo per qualche mese; sett 06, torno in Italia, per un mese. Posso dire che sono tre anni che vivo “temporaneamente”, praticamente sin da quando ho smesso di vivere a casa dei miei. Credo sia giungo il momento di sistemarsi per un po’ e, indipendentemente da quanto la cosa duri, non avere una data di ritorno aiuta! Questo e’ quanto.
Comunque.
Il mio lavoro e’ sempre molto interessante. Al mio boss piaccio parecchio (e qui quando apprezzano il lavoro che fai te lo fanno notare, e se non gli piace te lo fanno notare pure… licenziandoti.). A me l’ambiente lavorativo fa impazzire, quello che faccio lo ritengo molto interessante e c’e’ una mole di informazioni straordinaria da immagazzinare. Non faro’ questo lavoro (il programmatore) per il resto della mia vita, ma per ora sono felice che questa professione mi permette di fare quello che voglio.
Quando sono arrivato ci ho messo tre settimane a trovare casa: volevo vivere con ragazzi in gamba, volevo trovare un posto dove restare finche’ staro’ qui, senza muovermi troppo in giro. Purtroppo i miei migliori amici vivono troppo lontano da dove lavoro, altrimenti mi sarebbe piaciuto stare con loro… peccato.
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Ok, questa e’ la fine della mini serie
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Un po’ di storia… ed il punto della situazione. PARTE IV
Estate 2006:
Avrei dovuto passare l’estate a Santa Cruz a lavorare sulla tesi. Purtroppo il professore a cui facevo riferimento, tra vacanze e cazzi vari, mi ha accennato il progetto sul quale lavorare e mi ha praticamente lasciato a me stesso. In compenso dopo un po’ ho cominciato a collaborare con un paio di ricercatori, uno dei quali mi ha dato i dettagli del progetto. Comincio finalmente a macinare, ma quando i primi risultati si apprestano ad arrivare, per dei problemi tecnici vengo bloccato e non posso lavorare sul progetto per un paio di settimane. E’ quasi ora di tornare in Italia. Merda, alla fine non ho concluso niente. Merda. …. Merda!
Settembre 2006:
Sono di rientro in Italia. Mi aspetta un mese (torno in America all’inizio di ottobre) pieno di pratiche burocratiche, tra visto ed universita’. Vado a visitare famiglia ed amici e ricevo innumerevoli raccomandazioni, tra le quali:
- guai a te se ti muovi di nuovo;
- ora strappiamo il passaporto;
- l’America sta in Italia;
- hai rotto le palle ad andare in America! (by Frenk, questa e’ la mia preferita
);
NOTA: Se tu che stai leggendo il blog mi hai fatto una raccomandazione che non ho menzionato, per favore mettila nei commenti!!!!
Strano, questa volta partire e’ stato molto piu’ duro. Magari sapere cosa mi aspettava dall’altra parte (niente fattore sorpresa) ha contribuito, ma non penso che questa sia la cosa principale. In realta’ stare via cosi’ tanto cosi’ lontano ti fa apprezzare tante cose a cui si sta rinunciando. Quando si torna si e’ piacevolmente sorpresi di tante piccole e grandi cose. Certe relazioni, quelle piu’ profonde, sono rafforzate dalla distanza. L’ho visto con la mia famiglia ed i miei amici piu’ vicini. Mi sono goduto ogni momento che ero in Italia, ho goduto dei pasti (il pranzo di pesce che abbiamo fatto ne e’ un grande esempio, ancora lo menziono ad i miei amici qui) e delle uscite con i miei amici. Delle cene con i miei genitori, del viaggio in Irlanda con Giorgio e della lunga conversazione che ebbi con Pietro a notte fonda pochi giorni dopo il mio rientro. Rivedo i miei amici piu’ cari ed uscire con loro ha un altro significato. Apparentemente non molto e’ cambiato, ma in realta’ siamo cresciuti/invecchiati/maturati. Coppie che si apprestano al grande passo, persone che stanno per laurearsi, incorreggibili singles che trovano una ragazza che riesce a tenerli con se… wow! Dicevo, e’ piu’ duro ripartire questa volta, anche perche’ non ho una data fissa di ritorno. Non voglio fissarla, mi sono stufato di vivere a scadenza tra Italia e California. Staro’ in California finche’ lo riterro’ opportuno, poi tornero’. Pero’ fa strano non sapere quando rivedro’ tutti.
Un po’ di storia… ed il punto della situazione. PARTE III
Settembre 2005:
Rientro in italia, con l’intenzione di laurearmi prima di tornare negli USA per utilizzare quello che rimarra’ del mio permesso di lavoro, il quale e’ valido fino a fine Giugno 2006.
Veramente avevo un po’ paura che una volta tornato sarei rimasto qui. Dopotutto non c’era una ragione precisa per tornare (no, non avevo la ragazza ad aspettarmi!
). Volevo semplicemente sperimentare, vedere cosa sarebbe successo e magari togliermi qualche soddisfazione. La vita da studente mi era piaciuta, ma a chi non piace la vita da studente (ok, esami a parte)? Chissa’ come sarebbe la vita da lavoratore…
Entro Dicembre finisco gli esami, ma non riesco a completare la tesi. A gennaio decido che e’ tempo di ripartire se voglio avere qualche possibilita’ di trovare un lavoro, visto che il mio permesso e’ valido solo fino a Giugno e nessuna ditta assumerebbe per un periodo inferiore a sei mesi, specie qualcuno fresco dall’universita’ con poca esperienza sul campo.
Gennaio 2006:
Torno negli Stati Uniti per trovare lavoro. La mia vita da studente mi e’ piaciuta parecchio, ero curioso di sapere come sarebbe stata la mia vita da lavoratore. Non ho una casa, non ho una macchina. Il mio permesso e’ valido ovunque negli USA, ma decido di trovare lavoro nella zona per due motivi:
- qui conosco i luoghi, la gente, la cultura. Riesco a muovermi piu’ facilmente ed ho gli appoggi per poter avere un posto dove dormire mentre cerco casa/lavoro o una macchina mentre sono alla ricerca di una per me;
- e’ la silicon valley, quale posto migliore per trovare un lavoro nel campo dell’informatica?
Il mio permesso era molto flessibile: potevo essere assunto come stagista o a tempo pieno; potevo restare negli USA se dimostro di avere un lavoro o di essere alla ricerca di uno. WOW. Niente crediti minimi per semestre (come per F1), niente assunzione obbligatoria (come per H1B), teoricamente sarei potuto stare in vacanza, girare l’America e fare quello che cerca lavoro e stare legalmente negli USA. Non male.
Tornando a me
, ero indeciso se trovare lavoro per una ditta oppure farmi assumere dall’universita’ per lavorare sulla mia tesi. In realta’ stavo dando precedenza a quest’ultima opzione. Ero in contatto con un professore dell’universita’, ma lui non mi ha mai dato le necessarie certezze, quindi alla fine ho optato per un regolare lavoro. Considerando che il mio permesso di lavoro sarebbe scaduto a Giugno (per poi avere due mesi di grazia negli USA, il che significa che potevo stare su territorio americano, ma non potevo lavorare) decido che e’ una buona idea lavorare sulla tesi durante l’estate.
Non ha senso trovare casa finche’ non ho un lavoro (pensavo al tempo), perche’ potrei finire per lavorare parecchio distante da dove vivo, quindi mentre cerco lavoro sono ospite a casa di alcuni miei amici in Santa Cruz… per un mese e mezzo (pagando un po’ di affitto ovviamente!). Oggi avrei agito diversamente, ma al tempo non sapevo se ci sarebbe voluta una settimana, due o un mese o piu’ a trovare lavoro. Sapevo di un mio amico che ha cercato lavoro per tre mesi prima di trovare qualcosa, quindi penso di non potermi lamentare
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Un mese e mezzo molto interessante, considerando che avevo zero esperienza su come scrivere un buon curriculum e lettera di accompagnamento (non so se in Italia ci usa, ma qui decisamente!), mettere il mio curriculum online, trovare fonti di informazioni, mettere in moto la mia rete di contatti (che poi e’ stata quella che mi ha permesso di trovare un lavoro), prepararmi per il colloquio, trattare il compenso, evitare di essere inculato, … insomma, tante cose da imparare.
E’ interessante notare come a questo punto, sebbene mi fossi tenuto aperto alla possibilita’ di restare piu’ a lungo, il mio piano era di stare negli USA per qualche mese, fare un po’ di esperienza e tornare in Italia a fare lo sborone
. Sarei restato piu’ a lungo solo se ne avessi realmente visto dei grandi benefici, a livello personale, professionale ed anche culturale se vogliamo! In fondo avevo gia’ lavorato come programmatore in Italia e l’esperienza, sebbene positiva, mi aveva fatto capire che non avrei potuto fare quel lavoro per 30 anni!!
Fare il programmatore qui non c’entra niente con la stessa professione in Italia. Le differenze sono talmente grandi che mi e’ anche difficile identificarle, ma vanno dalle tecnologie usate, alla competenza, al modo in cui la ditta e’ amministrata, al compenso economico e non. E tanto altro.
Lavoro per LinkedIn (http://www.linkedin.com), un sito che offre un servizio piuttosto interessante: ti permette di mantenerti in contatto la tua rete professionale. E’ un sito tipo myspace o facebook (per chi li conosce), con la differenza che e’ focalizzato su reti di natura lavorativa.
Il mio gruppo e’ molto etereogeneo, gli americani sono la minoranza. Ad oggi, siamo circa una 15 di programmatori di diverse nazionalita’, tra cui Italia, Francia, Germania, Bulgaria, Russia, Marocco, India, Canada, Cina, …. ohh, si, ed America!
Quando la ditta mi ha fatto l’offerta, ha incluso la sponsorizzazione da parte loro di un visto lavorativo (H1B). Nessuna ditta assumerebbe qualcuno solo per quattro mesi, specie se fresco di universita’ e con poca esperienza lavorativa. A me la cosa non fa che piacere, cio’ mi permette di tenermi aperta la porta del rientro negli USA, anche se al tempo non faceva parte dei miei programmi.
Onestamente non so quando ho maturato l’idea di tornare a lavorare per loro, ma deve essere successo a qualche punto tra maggio ed agosto. Comunque per cambiare visto sarei dovuto tornare in Italia ugualmente, quindi attendevo il rientro per prendere una decisione definitiva.
Un po’ di storia… ed il punto della situazione. PARTE II
Settembre 2004 – Settembre 2005:
Vado a Santa Cruz, con l’intenzione di prendere il meglio da questa esperienza. Lasciare l’Italia, la famiglia ed i miei amici non e’ facile, ma l’entusiasmo e’ tanto. Passo un anno all’insegna di studio, divertimento ed esplorazione. Non voglio vivere nel campus, una isola isolata dalla societa’ circostante (specie a Santa Cruz che e’ gia’ una isola all’interno della isola della baia di San Francisco); vivo in citta’ con americani. Gli americani sono una razza curiosa, l’America e’ piena di contraddizioni. Imparo che non ha senso parlare di America o americani, visto che c’e’ tanta etereogeneita’ tra i diversi Stati, le diverse culture presenti e la loro storia e ruolo all’interno della societa’ americana. Non voglio fare l’americano, ma la cosa mi incuriosisce, quindi festivita’ nazionali le voglio passare con americani, non altri studenti internazionali. Halloween lo passo a San Francisco, Thanksgiving lo passo a casa di una mia amica con la sua famiglia (ed altri italiani), Natale lo passo a Palm Springs (posto molto interessante, campi da golf e case con piscine, il tutto in mezzo al deserto) con la famiglia della coinquilina di un mio buon amico danese, Independence Day lo passo in un paese nelle montagne a casa di un mio amico.
L’America non e’ San Francisco, ne tantomeno Santa Cruz. La vera America non la vedi sulle coste. Vivendo a Santa Cruz, o in genere nella baia di San Francisco, sei piuttosto isolato da tanti elementi predominanti della cultura americana. Ti domandi come certe cose siano possibili in questo Paese e se vuoi capire un po’ meglio le dinamiche devi muoverti. Il bello della California e’ che si tratta di uno Stato estremamente etereogeneo. Gia’ entrando nell’entroterra molte cose cambiano. Si cominciano a vedere cowboy (una rarita’ dove vivo io), la religione gioca un ruolo crescente nella vita delle persone, diminuisce la tolleranza per minoranze come omosessuali o persone di altre nazionalita’, diminuiscono business locali e le grandi catene di franchising dominano il mercato (i.e. McDonald, WalMart, …), etc. etc.
Altri Stati hanno diverse “caratteristiche”, per fare qualche esempio:
- Utah e’ lo Stato dei mormoni. Qui la religione gioca un ruolo importante nella vita politica dello Stato, un po’ come il nostro Papa che non puo’ fare a meno di mettere bocca su questioni politiche. Alla faccia della separazione tra Stato e Chiesa…
- Texas e’ lo Stato dove i famosi giganteschi pick up sono molto popolari. Il sud in genere ha una cultura molto diversa dal nord (mai sentito parlare della guerra di secessione?). Qui piu’ qualcosa e’ grande meglio e’. Hamburger sono della dimensione di una vacca viva, probabilmente solo perche’ riempiti di ormoni, ma cosa ci importa? Costano poco, no (se si escludono le spese mediche che ne deriveranno in futuro)?
- La Bible Belt e’ una zona dove il protestantesimo evangelico cristiano e’ una forte componente della cultura. Si estende dal Texas fino alla costa est, praticamente tutto il sud-est degli Stati Uniti.
Per dare un’idea, nel resto degli Stati Uniti, California e’ definita come lo Stato Hippie.
Finita l’universita’, prima di tornare a casa viaggio per due mesi nel mio furgoncino intorno alla west coast. visitando Oregon, Washington, Montana, Wyoming, Idaho, Utah, Arizona e Nevada. Il motivo principale del viaggio, a parte le favolose meraviglie naturali che ho visitato, si riconduce alla lista che ho stilato sopra: volevo avere una maggiore esposizione alla cultura “americana”. Conosco gente molto interessante e diversa da quelli che avevo visto a Santa Cruz con la quale sono ancora in contatto ad oggi. Prima di rientrare mi rendo conto che, alla fine di questo anno, conosco la California molto meglio dell’Italia. Cio’ mi fa piacere da un lato, ma mi dispiace tanto dall’altro. Qui ho dato il massimo per visitare e vedere il maggior numero di posti possibili, in Italia davo troppo per scontato. Ma recuperero’ un giorno.
Febbraio 2005:
Scopro che dopo un anno come studente di scambio posso fare domanda per un’estensione del mio visto che mi permette di lavorare negli USA per un anno. Decido di fare domanda, in fondo non c’e’ nulla da perdere, ed e’ comunque un’opzione in piu’. Dopo innumerevoli (seriamente) vicissitudini riesco a prendere questo permesso a fine Agosto, qualche giorno prima del mio rientro in Italia. Ma ora con il nuovo permesso sono indeciso se restare piu’ a lungo o se prima tornare in Italia e poi rientrare negli USA e cercare un lavoro. Opto per il rientro.
Un po’ di storia… ed il punto della situazione. PARTE I
Dopo un paio di recenti conversazioni mi e’ parso di capire che c’e’ un po’ di confusione su quello che e’ (sempre) stato il mio piano riguardo il mio ultimo ritorno negli USA.
Allora ne approfitto per fare il punto della situazione, fugare eventuali dubbi e lasciare spazio alla zona commenti per domande, chiarimenti, commenti (!), etc… Anzi, dato che comunque mi interessa sapere come quello che e’ dissi e’ stato interpretato, se c’e’ qualche incongruenza per favore fatemelo notare.
Prima un po’ di storia:
Settembre 2003 – Settembre 2004:
Dopo aver preso una laurea in informatica e un paio di anni come programmatore, decido: vado a fare la specialistica a bologna. Perche’? Mah, tante ragioni, fare un’esperienza fuori (considerando che la triennale l’avevo fatta nella mia citta’), magari riuscire ad entrare in uno di quei programmi internazionali (leggi erasmus)
. Durante l’ultimo anno della triennale avevo fatto domanda per andare a Los Angeles per tre mesi a fare uno stage. Io non passai, ma in compenso un mio buon amico ebbe la fortuna (ed i crediti
) per partire. Comunque, tornando a noi, volevo fare l’erasmus, era uno dei motivi per cui ero tornato all’universita’. Mi sono messo quindi a cercare il relativo bando. Scopro che il bando erasmus apre a febbraio, ma c’e’ anche un altro programma di cui non ero a conoscenza, molto simile all’erasmus ma a livello mondiale. Si chiama Overseas. Faccio domanda per tre destinazioni: California, Australia, Illinois. Vinco per tutte le destinazioni e, dopo un po’ di tempo cercando di decidere tra California ed Australia (Illinois era un ripiego nel caso non fossi stato accettato alle prime due) opto per la California. Secondo bando, questa volta limitato alla California, per decidere la citta’ (la universita’ della California ha diverse sedi). Chiedo di essere ammesso a San Diego e Santa Cruz, vengo accettato a Santa Cruz. L’intero processo dura quasi un anno. C’e’ molta auto selezione, gente che rinuncia per via di tutta la burocrazia involta. Li capisco! Nonostante tutto vado avanti, questa occasione capita una volta nella vita. SI COMINCIA.